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Gabriele D'Annunzio

Gabriele D'Annunzio
Gabriele D'Annunzio

Il Vate soggiornò a La Versiliana in estate, rimanendovi almeno fino alla fine di novembre del 1906, con le interruzioni di alcuni viaggi a Milano, Firenze, Roma. Era in compagnia dei figli e della marchesa Alessandra di Rudinì, la Nike amata dal poeta, in convalescenza per gravi interventi chirurgici. Secondo i giornali dell’epoca D’Annunzio avrebbe avuto in progetto una collaborazione con Giacomo Puccini; in realtà durante quel soggiorno lavorò alla tragedia ‘Più che l’amore’, che fu presentata in ottobre a Roma.

Così scrisse Gabriellino D’Annunzio sulla vacanza a Marina di Pietrasanta:

“Ricordo, con un vivo rimpianto di quei giorni, l’estate che trascorsi, anni or sono, in compagnia di Gabriele d’Annunzio e mio fratello Veniero, in Versilia.

Abitavamo noi soli, una vastissima villa – la Versiliana – tra il Forte de’ Marmi e Viareggio, circondata dalla magnifica pineta che laggiù si distende lungo la spiaggia. Era un rifugio bello e sicuro, in una solitudine perfetta. Altre case non sorgevano intorno, per un gran tratto; si trascorrevano intiere giornate senza vedere nessuno. Vedevamo, in compenso, dall’alba al tramonto, ne’ suoi aspetti mutevoli di bellezza, secondo le luci mutevoli delle ore, l’Alpe lunense / cerula d’ombre / bianca di cave / e l’immensa distesa delle acque marine fino alle isole lontane – ‘forme d’aria nell’aria’ –di Capraia e di Gorgona.

La spiaggia - piana soffice dorata - era, a pochi passi dalla villa, il luogo dove trascorrevamo la maggior parte del nostro tempo. Vi restavamo quasi tutto il giorno, in costume da bagno a giuocare, a correre, a fare tra noi gare ed esercizi violenti di lotta e d’equitazione. D’Annunzio aveva portato con sé, alla Versiliana, tutto il suo canile e tutta la sua scuderia: ventinove veltri e parecchi cavalli. E noi entravamo nell’acqua trascinandoci appresso la muta ed il branco, in un frastuono indiavolato di risa, di gridi, di tonfi, di abbaii e di nitriti.

Il nostro Ospite era, in quelle ore, d’una gaiezza fanciullesca: agile nei giuochi quanto noi giovinetti. Si compiaceva di sbalordirci con la sua resistenza, con la sua elasticità in ogni esercizio più duro; ci mostrava, sorridendo, i suoi bicipiti robusti; ci ammaestrava nelle arti elleniche dell’arciere e del lottatore. Sotto la sua guida avevamo imparato a tirar d’arco. Quando ci lasciavamo, egli ci allettava, me e Veniero, a riprendere le nostre gare di lotta, con l’esca gradita d’un buon premio ... in contanti, e qualche volta scendeva anche lui – è proprio il caso di dire –nell’arena, per misurarsi con noi.

Gabriele D'Annunzio
Gabriele D'Annunzio

Le ore più affocate del giorno egli le passava disteso ignudo su la sabbia, a lasciarsi bruciare dal sole”.

D’Annunzio stesso fece riferimento al soggiorno versiliese in una lettera inviata il 5 luglio dalla Versiliana alla contessa Giuseppina Mancini, la Amaranta o Giusini, che lui corteggiava:“Penso a lei – mi perdoni – con un poco di pietà, mentre tutta la pineta odora intorno a me e il Faro del Tino comincia a brillare tra i vapori violenti (...) Qui il terreno è eccellente. La macchia è attraversata da larghi viali sòffici su cui si galoppa senza rumore, come in sogno. Di tratto in tratto, per qualche radura, s’intravede il Tirreno che da Circe ha imparato a sorridere immortalmente, o s’intravede l’Alpe solitaria che sembra ancòra sotto il dominio di Michelangelo. Non so quale delle due bellezze è più insigne. La mia malinconia ondeggia tra l’una e l’altra (...) Io sono stato accolto con pazza gioia dai miei innumerevoli cani; che sono il terrore del vicinato. Nella mia assenza hanno già trucidato una cinquantina di polli e di anatre. Ieri li ho condotti a gran galoppo su la spiaggia, tra le grida dei bagnanti e dei pescatori. Sono rimasto a cavallo tutto il giorno; e nella stanchezza ho ritrovato il sonno.”

In una lettera sempre del 5 luglio dalla Versiliana ad Emilio Treves il Poeta afferma: “Io sono nel più bel posto dell’universo”.

Vista del ponte del Principe, primi del '900

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